CHI SONO

Ciao, mi chiamo Massimo Sorgente e sono un cantautore.

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“Non è sempre stato così, se oggi i miei pensieri diventano musica, un tempo rimanevano semplicemente all’interno della mia mente. È quasi paradossale osservarsi per un attimo e constatare la propria introversione, mentre preferiresti essere te stesso, con il coraggio di cantare la canzone che ti riecheggia dentro.

Probabilmente questa mia timidezza, questa mia difficoltà nel tirare fuori ciò che ho dentro mi ha condotto dritto dritto nel magico mondo della musica, come? Beh, ci arriveremo presto. ”

Tutto è iniziato quando ero poco più che adolescente: non ricordo come, avrò avuto circa quattordici anni quando la mia strada incrociò quella di un’atra persona, una persona che in qualche modo, come vedrete, ha rivestito grande importanza nella mia vita. Il mio amico Franco, verso il quale tutt’ora conservo un profondo senso di ammirazione; l’esserci incontrati fu determinante, sia perché grazie a lui cominciai ad amare la chitarra, sia perché in lui riuscivo ad intravedere quella determinazione e quella sicurezza che desideravo raggiungere nella mia vita di adolescente.

Franco appariva brillante e risoluto, a differenza di me che spesso ero combattuto dalla mia stessa timidezza, come se non bastasse poi, sapeva suonare in modo splendido la chitarra. Fu proprio lui che un giorno intravide nella mia voce disarticolata la possibilità di poter un giorno cantare. Per lungo tempo ho vissuto alla sua ombra, da un lato protetto dalla sua personalità e dall’altro, però, rinunciando a crescere umanamente.

Tuttavia, una sera ebbi l’occasione di tirar fuori quanto da lui intravisto, e quella voce disarticolata, per la prima volta, assunse forma melodica, talmente dolce che perfino io ne rimasi sorpreso. Era una di quelle sere in cui ci riunivamo sul lungomare di Salerno, iniziammo ad intonare alcune canzoni con la chitarra accompagnati dalla cadenza delle onde. Il mio amico Franco, come al solito, suonava con grande trasporto e coinvolgeva tutti noi che l’accompagnavamo con il canto. Fu per gioco che un altro amico insistette affinché io prendessi la chitarra e facessi sentire qualcosa. Immaginate la mia paura in quel momento, soprattutto al pensiero di dover strimpellare davanti a Franco, che per me era un mito.

 

Dopo grande insistenza abbozzai “Tanta voglia di lei” dei Pooh e tirai dritto fino alla fine della canzone. Si creò un’atmosfera magica e ricordo che gli  amici, con mio stupore, si complimentarono e mi esortarono a continuare su quella strada.

Fu cosi, caro amico, che infransi il ghiaccio ed uscii fuori da quel guscio. Ricordo di aver messo tutto me stesso in quella canzone! Quella fu la mia prima esperienza profonda con l’arte: avevo una età molto giovane e, sebbene fossi un ragazzino, compresi la potenza di quella particolare forma di comunicazione, nota a tutti con il nome di musica.

Da quel momento in poi, non mi accontentai più di cantare canzoni di altri artisti, ma decisi che nelle canzoni avrei espresso i miei sentimenti più profondi e il mio modo di essere. Oggi, con il senno di poi, se devo qualcosa a Franco, oltre all’amicizia che è comunque rimasta, è quella di avermi introdotto nel meraviglioso mondo della musica.

A quel tempo, Salerno non offriva molte possibilità a chi si avvicinava al mondo della musica, erano pochi i nomi che difatti spiccavano per bravura nel panorama musicale, tra questi ricordo ancora con piacere gruppi come gli Astrali ed artisti come Marco Lenza con la sua “Quattro soldi d’amore”, e salvo per il concorso musicale “Centocittà” organizzato da un’emittente televisiva locale, le opportunità di poter emergere erano a dir poco scoraggianti.

Nonostante tutto partecipai al concorso con il gruppo “La costellazione di Orione” presentando un brano scritto proprio dal mio amico Franco, dal titolo “Burattino”, malgrado il nostro modesto equipaggiamento, l’apprezzamento del pubblico fu per tutti noi incoraggiante e di buon auspicio.

In quegli anni la musica cominciava ad occupare gran parte delle mie giornate e la vicinanza di Franco non poté che accrescere il mio interesse per la chitarra; tanto desideravo sviscerare quest’arte in ogni sua manifestazione che non tardai ad integrare anche il pianoforte. Come per ogni artista, arrivò anche per me il momento in cui capì di voler giocare il tutto per tutto, fare sul serio e puntare al mondo dello star system.

Milano fu la mia prima tappa, un’esperienza durata ben più di un anno in cui tutto il mio entusiasmo e tutte le mie ambizioni furono messe a dura prova: tra provini, truffe e mille porte chiuse in faccia, collezionai tutta una serie di colpi che piano piano stavano minando il mio entusiasmo, e soprattutto, ingrigivano la prospettiva di una vita sul palco.

Malgrado tutto facesse apparire il mio sogno come un’utopia da rincorrere vita natural durante, riuscì a non darmi per vinto, anzi attraversai la fossa di serpenti uscendone con maggiore consapevolezza e cognizione di causa. Forse fu proprio l’assaporare l’amarezza di tali realtà ad aprirmi gli occhi sul futuro della mia carriera, che a dire il vero, stavo quasi per mollare…

Ebbi così un lampo che di colpo spazzò via tutti quei foschi pensieri di rinuncia, mi fu chiaro che proprio quell’ambiente così ostile, così competitivo stava danneggiando i miei sogni: produttori o presunti tali, che stravolgevano le mie vedute artistiche per prediligere banalità da far girare in radio, editori che non pensavano ad altro che vincolare le mie opere.

Capì allora che mai più avrei dovuto chiedere il permesso per pubblicare le mie opere, lo avrei fatto e basta! Niente più compromessi con la propria integrità artistica, al pubblico sarebbe dovuto arrivare il messaggio artistico autentico, era giunto il momento di prendersi la completa responsabilità del proprio progetto e rischiare il tutto per tutto, avendo però come unico punto di riferimento il pubblico stesso, o meglio, tu che hai avuto la premura di leggere fino in fondo la mia storia.

Più che un album, è il lavoro di una vita, la recente pubblicazione del mio album: “Com’ero, come sono” finalmente potrà rendere partecipe anche te di quel messaggio che, nato dall’adolescente salernitano è giunto fino ai giorni nostri.

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