Questa canzone,   offre  lo spunto per riflettere su una tematica che interessa soprattutto ai  giovani nel loro orizzonte  esistenziale. La domanda centrale è: E’ sufficiente possedere tutti i beni possibili e immaginabili, i più aggiornati ed alla moda, per poter considerare felice la propria esistenza oppure c’è bisogno di qualcos’altro? La domanda potrebbe essere posta anche in altri termini: E’ proprio vero che più si possiede è più si è felici?

Naturalmente la mia riflessione non vuole assolutamente richiamare gli aspetti religiosi o morali, ma solo quello esistenziale della questione.

Se facessimo un sondaggio anche tra i nostri figli, penso che il risultato sarebbe  deludente!  Tutti o quasi risponderebbero che appunto il segreto della felicità è proprio il possedere l’ultimo tipo di iphone, o smartphone, o chissà cos’altro ancora … Indubbiamente la loro prospettiva è condizionata dalle pressioni sociali, ma soprattutto dalla  idea prevalente del gruppo di cui fanno parte e dal quale non vorrebbero mai essere esclusi, pena lo smarrimento più assoluto di se e la perdita di identità.

Il protagonista enumera una serie di  oggetti e proprietà, ma lungo tutto il percorso della canzone, si avverte forte la sensazione di vuoto che caratterizza le sue giornate. Proprio mentre elenca tutto ciò che possiede,  si domanda il  perché di questa insoddisfazione, interrogandosi sulle origini. Infine, approda alla conclusione che il vuoto può essere colmato solo da una ricchezza di relazioni umane, vissute in modo autentico ed appassionato.

Questa riflessione chiaramente può continuare ancora, in quanto l’argomento contiene molti aspetti! Esiste infatti una ricerca del possesso oserei dire fine a se stessa.  Quando nulla ci sazia e ci soddisfa fino in fondo da garantirci quella serenità che permette di vivere una vita sufficientemente tranquilla. Allora crediamo che il possesso di quel determinato bene,  finalmente possa soddisfare il nostro bisogno di pienezza di vita. Questo appagamento ha una durata breve e tutto si ripete ancora con le medesime dinamiche psicologiche.

L’atteggiamento del nostro protagonista non risponde però a queste dinamiche, ma piuttosto subisce  una situazione familiare caratterizzata da un diffuso benessere . In altre parole,  egli si trova in possesso e nello stesso tempo si trova posseduto dai beni stessi ereditati dalla sua famiglia di origine.  Si sente prigioniero delle cose  e non vede l’ora di liberarsene.

In un certo senso,  la sua diventa anche una ribellione nei confronti di   uno status quo ormai consolidato,  non accettando di condurre una vita monotona e caratterizzata da questo stato di benessere economico, di sovrabbondante prosperita.

A voi adesso il pallino per ulteriori interventi sull’argomento.

Grazie!