Quando oggi sento parlare di big, dentro di me sorge spontanea una domanda :” Ma cosa hanno queste persone di speciale per  essere definiti  tali? E soprattutto, chi li ha investiti di questa etichetta?

La storia ci insegna che, in genere, i veri talenti vengono alla luce soltanto dopo la loro scomparsa. Invece il nostro mondo  dello spettacolo è pieno di “big” che  ricevono tanta più luce, quanto meno talento possiedono.

Insomma, oggi si diventa big, più che per meriti artistici, attraverso un processo di costruzione di immagine, realizzato grazie all’aiuto di emittenti televisive . Queste trasmissioni attribuiscono meriti e premi a molti  artisti esordienti, che   si illudono di essere protagonisti del loro percorso artistico. In realtà, essi sono inconsapevolmente o anche consapevolmente strumentalizzati da  lobby discografiche, che sfruttano la loro immagine soltanto allo scopo di vendere successivamente il prodotto discografico, bypassando  le attività di  promozione   già ottenuta con la notorietà  che deriva dalle apparizioni televisive.

Le canzoni presentate, poi,  ci vengono proposte via radio  dalle emittenti più quotate, obbligate a diffonderle sulla base di   oneri contrattuali pattuiti . E, infine,  ironia della sorte, noi poveri genitori assistiamo  allo spettacolo infausto dei nostri figli intenti a cantare quelle canzoni prive di poesia e di senso, seguendo le righe di un karaoke, solo perché proposte da cantanti apparsi  in tv.

Questi  cantanti, poi, a motivo delle loro  acerbe qualità artistiche, sono destinati  ben presto a precipitare nell’oblio. In parole povere si bruciano e allontanano la possibilità di potersi proporre in futuro, casomai avessero  idee più interessanti e qualitativamente più importanti da presentare e divulgare.

Ma questa è la legge del monopolio , che danneggia non poco  il mondo dell’arte.