Passa il tempo, cambiano i governi, ma la storia è sempre la stessa.

Totale assenza di sensibilità e di provvedimenti importanti a favore della famiglia, che anzi viene tartassata in tutti i modi. E intanto aumenta il numero delle famiglie che già a metà mese, se non  prima, ha esaurito le risorse economiche anche per l’acquisto dei beni di prima necessità, ed è costretta ad attingere a quei risparmi, se presenti, messi da parte quando ancora era possibile ciò (prima dell’entrata in vigore dell’euro).

E poi, ancora, quelle famiglie che si ritrovano sempre più povere a causa dell’aumento graduale dei costi della spesa.

Ma fino a quando potremo resistere? Questo mi chiedo ormai da tempo.

Mi chiedo anche se esiste, a livello generale, la consapevolezza di ciò che stà accadendo negli ultimi anni e se vogliamo ancora restare spettatori  inerti di questo scempio che si sta perpetrando ai nostri danni, ai danni delle nostre famiglie.

Per i nostri rappresentanti politici la famiglia è una risorsa limitatamente al periodo pre elettorale, poi diventa una realtà scomoda da dimenticare.  La conferma di questo ci viene proprio in questi giorni dalla riforma operata sul nuovo ISEE,  nella quale ci si dimentica quasi totalmente delle fascie deboli, cioè delle famiglie che hanno più figli o nelle quali  è  presente una persona disabile,  o famiglie monoreddito con un mutuo esagerato sulle spalle e tanti componenti da sostenere.

Eppure non sono mancate  in qualche modo le segnalazioni dai vari forum e dalle varie associazioni tipo ANFM (Associazione Nazionale Famiglie Numerose), della quale anche noi facciamo parte.

http://www.mariosberna.it/

Cosa fare? L’ideale sarebbe una mobilitazione non violenta, massiccia e generale,  attraverso la quale andare a dire a chi ci governa che è giunto il momento di mettere  veramente al centro degli interessi la famiglia.

Una manifestazione  non paragonabile ad un’iniziativa estemporanea o folcloristica, ma organizzata e vissuta con grande determinazione. Inarrestabile fino al raggiungimento dello scopo prefisso, cioè quello di costringere i governanti a riconoscere alle famiglie il ruolo che compete.

Mi rendo conto però che una tale iniziativa, rischierebbe di  risolversi quasi in una rivoluzione, senza contare poi il rischio di appetibili tentativi strumentali.

Allora l’alternativa potrebbe essere il web! Promuovere una colossale raccolta di adesioni mediante l’utilizzo dello strumento telematico, a mo’ di Avaaz, e presentarla tramite dei delegati al Parlamento.

Oppure, mie care famiglie,  quale altra soluzione si potrebbe adottare per far comprendere che la famiglia è la risorsa principale da tutelare?