Ci sono canzoni che emozionano per quello che raccontano e altre che, quasi senza accorgersene, riescono a riaprire una porta della nostra memoria. Santa Teresa di Pino Daniele, per me, appartiene a entrambe le categorie.
Ogni volta che la ascolto torno con il pensiero a un periodo molto preciso della mia vita, quando avevo poco più di vent’anni e per circa tre anni cantai in giro per l’Italia. Non so se sia soltanto ciò che Pino racconta o anche l’atmosfera musicale del brano, ma Santa Teresa riesce ancora oggi a riportarmi direttamente a quegli anni.
Santa Teresa di Pino Daniele e il tempo delle prove
C’è un riferimento nella canzone che mi colpisce particolarmente: quello alle prove musicali.
È proprio da lì che parte il mio ricordo.
Avevo 21 anni quando iniziai quell’esperienza e circa 24 quando terminò. Non suonavo alcuno strumento: cantavo e basta.
Ero, per usare un termine che utilizzeremmo più facilmente oggi, il frontman del gruppo.
Le prove erano una parte importante di quella vita. Il primo anno provavamo in uno scantinato a Salerno. Il secondo anno, quando entrai nell’orchestra spettacolo di Carmine Ponzo di Sassano, in provincia di Salerno, passammo a una vera sala prove. L’ultimo anno, invece, ci ritrovammo a provare in un garage.
Tre luoghi diversi, molto semplici, che oggi fanno parte dei miei ricordi quasi quanto le serate e gli spettacoli.
Tre anni cantando in giro per l’Italia
In quel periodo girammo soprattutto nel Sud e nel Centro Italia, mentre al Nord capitò molto più raramente.
Io cantavo perché mi piaceva farlo. A quell’età la musica rappresentava naturalmente una passione, ma c’era anche un aspetto molto più concreto: non lavoravo ancora e quelle serate mi permettevano di guadagnare qualcosa.
L’ultimo dei tre anni fu anche quello in cui accompagnammo in tournée Santino Rocchetti, cantante piuttosto conosciuto in quel periodo e ancora più popolare negli anni precedenti.
Conservo un ricordo particolare anche di ciò che riuscii a fare grazie a quei guadagni: pagai l’ultima parte del percorso che mi avrebbe portato a conseguire, da privatista, il diploma di ragioniere.
Forse è un dettaglio apparentemente lontano dalla musica, ma oggi mi sembra raccontare bene quel momento della mia vita. Cantare significava divertirsi, viaggiare, stare insieme agli altri, ma anche cominciare a costruire il proprio futuro.
Il significato di Santa Teresa nei miei ricordi
Ascoltando Santa Teresa, i luoghi di Napoli evocati da Pino Daniele finiscono così per sovrapporsi ai miei.
Non perché le nostre esperienze fossero uguali, naturalmente. È piuttosto quella particolare atmosfera fatta di prove, spostamenti, sere trascorse insieme e musica che prende forma poco alla volta a risvegliare qualcosa che conosco.
Anche Lazzari felici, un’altra canzone contenuta nello stesso album, Musicante del 1984, mi aveva riportato a quegli anni, ma in maniera diversa.
Se Lazzari felici mi fa pensare soprattutto alla strada e alla vita itinerante di chi porta la musica da un posto all’altro, Santa Teresa mi riporta a ciò che veniva prima: le prove, l’attesa e quei luoghi spesso modestissimi nei quali una serata cominciava molto prima di salire sul palco.
È anche per questo che le due canzoni, pur appartenendo allo stesso disco e risvegliando ricordi dello stesso periodo della mia vita, continuano a emozionarmi in maniera differente.
A Lazzari felici e ai ricordi che quella canzone risveglia in me ho dedicato una riflessione qualche tempo fa.
Santa Teresa di Pino Daniele – quelle note tristi che sembravano un violino
Ma in Santa Teresa non sono soltanto le parole a riportarmi indietro.
C’è un momento strumentale che mi ha sempre emozionato profondamente. Per molto tempo ho pensato che quelle note così cantabili e malinconiche appartenessero a un violino. Hanno un suono triste, lontano, capace di trasportarmi quasi fisicamente nell’atmosfera di quegli anni.
In realtà si tratta del contrabbasso di Rino Zurzolo suonato con l’archetto.
Scoprirlo oggi non cambia affatto ciò che provo. Forse rende quel passaggio ancora più affascinante. Ciò che conta, per me, è il modo in cui quelle poche note riescono a sospendere il tempo.
Basta ascoltarle e, per qualche istante, lo scantinato, la sala prove e quel garage sembrano essere ancora lì.
Quegli anni sono rimasti dentro di me anche molto tempo dopo. Alcune di quelle emozioni riaffiorano anche in Musica sei tu, una mia canzone che ancora oggi mi riporta al piacere di cantare e al rapporto con la musica che non mi ha mai abbandonato.
Una canzone che conserva un pezzo della mia giovinezza
È questo che continuo ad amare nelle grandi canzoni: possono appartenere alla storia di chi le ha scritte e, nello stesso tempo, finire per custodire anche un piccolo pezzo della nostra.
Santa Teresa appartiene alla Napoli e al mondo musicale di Pino Daniele. Nella mia memoria, però, è diventata anche una strada che porta a Salerno, a quando avevo poco più di vent’anni, alle prove, alle partenze e alla voce con cui cercavo anch’io il mio posto nella musica.
Oggi quella vita è lontana. Ma ogni volta che parte Santa Teresa, per qualche minuto, riesco ancora a sentirne l’atmosfera.
Ultimi commenti