Aja, brano dell’omonimo album degli Steely Dan, è un pezzo di musica jazz che assume le sembianze di una canzone di musica pop.

Quest’anno siamo arrivati a quarantadue anni dalla sua uscita, avvenuta nel lontano 1977.

Se lo ascoltiamo ora, senza conoscerne la provenienza, non ci accorgiamo affatto che appartiene ad un’ epoca così lontana. L’album, quasi sconosciuto in Italia,  ebbe un successo enorme in America, addirittura da vendere intorno ai cinque milioni di copie.

E voglio crederci, con questa musica!

E’ un disco che personalmente acquisterei non una, ma mille volte. Tanta è la qualità di Aja e dell’intero album degli Steely Dan. Certo, c’è bisogno che piaccia questo genere musicale. Io ne vado matto e ne sono molto appassionato: i miei ascolti quotidiani di musica  si nutrono di questi intrecci di armonie jazz inserite in un contesto pop.

Sono brani per palati fini che, magari, richiedono anche una certa educazione all’ascolto. Ma, cosa volete, nella vita il risultato si raggiunge sempre dopo un buon allenamento. Ed io, sono bene felice di praticare questo allenamento quotidiano.

Veniamo ora al disco: Introduzione da brividi con accordi di pianoforte che ti trasportano in luoghi inesplorati e senza tempo. Si, com’è senza tempo la musica degli Steely Dan. Continua con l’ inizio della prima strofa cantata, e melodia che penetra istantaneamente nelle più remote profondità dell’io. Al termine di questa prima strofa, ecco una graduale esplosione ritmico armonica sorretta dal mitico batterista Steve Gadd.

Ogni colpo di percussione è fuoco che ti accende dentro e ti risucchia inesorabilmente in questo incredibile vortice.

Più di tre minuti di groove e stacchi ritmici a ripetizione,  misurati ma intensi e decisi. Delizia per le orecchie.

In genere il suono ridondante e ravvicinato di una batteria, se pur suonata bene,  ti risulta comunque fastidioso.

In questo caso no assolutamente! Siamo in paradiso.

Ed eccoci alla seconda strofa, preludio del rush finale, leggerissima e godibilissima allo stesso modo della prima.

Siamo quasi alla fine, e dopo quasi otto minuti di incredibile sound, finalmente decolla spumeggiando il razzo. Ora Steve Gadd non si ferma più. Mai sentito in vita mia un’interminabile serie di colpi così ben assestati, manco fosse un pugile che cerca di mettere K.O. il suo avversario. Ha preso proprio alla lettera gli ordini dei due capitani di vascello (Donald Fagen e Walter Becker).

Ormai siamo veramente alla fine. Peccato davvero, il brano dura solo otto minuti.

Brani come questi non dovrebbero mai finire!

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